Il vento di Copenhagen
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Il vento di Copenhagen

Marzo è appena iniziato, ha portato con se qualche fiore ma pervade il clima gelido invernale. In questi giorni in particolare c’è spesso corrente di aria fredda che fischia forte attraverso le finestre ricordandomi del vento di Copenhagen.

Sono chiusa da qualche giorno tra le rassicuranti mura della mia casa. Il periodo di “isolamento volontario” è appena iniziato e non si sa quando finirà. Le notizie ai giornali non sono tra le più rosee e come tutti mi sento in balìa dei miei pensieri. La mia mente ha viaggiato in lungo e in largo tra le prospettive incerte che potrebbe riservarci il futuro. Riaffiorano ricordi lieti e felici ma altrettanti propositi e speranze che appaiono come piccoli e flebili lumi in una notte buia.

Mentre la mente vola, fisso un punto indefinito fuori dalla finestra della mia camera, tra le luci confuse dei balconi dei vicini e le curiose ombre create dagli alberi piegati dal soffio del vento. Da poco è passata la mezzanotte ma la mia testa non ha ancora voglia di riposare. Torno così, seppur col solo pensiero, a quei giorni trascorsi a Copenhagen ormai un anno fa.

L’arrivo in aeroporto

Abbiamo lasciato l’Italia alle 14 circa di un caldo 13 marzo 2019. Era ormai iniziata la primavera, Luca ed io eravamo entusiasti di questi primi tepori regalati dal sole, sono il segnale d’inizio di una stagione promettente!

Il nostro aereo è atterrato attorno alle 16 a Copenhagen. Il sole stava ormai per tramontare e pioveva copiosamente. Una volta sbarcati ci siamo diretti all’interno della struttura aeroportuale a piedi, correndo nell’acquazzone scortati da forti raffiche di vento freddo e contrario. Questo è stato il primo breve assaggio del vento di Copenhagen. Il gelido inverno danese ci ha dato così il benvenuto, palesandosi sin dal primo momento.

Il Vento di Copenhagen - vista romantica sul porto

Il vento di Copenhagen

Queste furiose raffiche di vento gelido portavano con sé nubi dense e cariche di pioggia che scrosciava martellante. Il clima avverso avrebbe rischiato di compromettere il nostro intero soggiorno, invece ritengo ci abbia suo malgrado regalato degli scorci di normale vita danese.

Il freddo non era poi così pungente come lo era invece la pioggia che cadeva fitta. Quest’ultima, accompagnata dall’incessante vento di Copenhagen non sono assolutamente un disagio per i cittadini della bella capitale che ad un primo sguardo paiono totalmente indifferenti a questo clima così diverso dal nostro.

Abbiamo percorso a piedi la strada che ci separava dal nostro alloggio con vista sul porto. Il vento sfogava il suo cupo lamento attraverso i palazzi che si ergevano maestosi tutto intorno a noi. Le architetture pulite e curate nei loro dettagli sembravano talvolta ingrigire sotto l’effetto del clima inclemente ed i pochi alberi lungo i larghi viali erano sferzati dal vento.

La prima notte trascorsa nel nostro appartamento in stile Industrial Design siamo stati davvero suggestionati dal tetro ululato che il vento di Copenhagen emetteva scontrandosi con le ampie vetrate della stanza. In un primo momento intimoriva, con la sua potenza, infrangendosi sugli alberi delle barche a vela ormeggiate nel porto verso cui dava la nostra finestra.

Ma a guardarlo intimamente nel buio, quel vento simbolo della città di Copenhagen altro non è che un romantico concerto della natura, talvolta tenebrosa, delle città del Nord.

Ho imparato ad apprezzare il suono del violento vento di Copenhagen, nonostante infuriasse con foga e costanza, giorno e notte, contro qualsiasi cosa incontrasse lungo il suo percorso. Il ruggito del vento ha composto la colonna sonora perfetta per quel nostro primo viaggio alla scoperta dei Vichinghi.

Il vento di Copenhagen ci ha cullati ogni notte durante la nostra permanenza e ci ha scortati con il suo gemito iracondo durante tutti i nostri vagabondaggi tra i castelli rinascimentali e le sfarzose cattedrali.

Ricordo quel vento con tanta voglia di poterlo riascoltare, come questa sera, quando improvvisamente un vento di Scirocco ha iniziato a soffiare più forte del normale contro le finestre.

Forse simbolo di cambiamento, simbolo di novità. Impossibile da dipingere, difficile da descrivere. A volte si fa accompagnare da un cielo ottenebrato da spesse nuvole cineree. Il vento di Copenhagen alita sempre con quel suo dannato fascino e mistero.

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